ecco perchè è importante quel cuoricino che si fa con un < più un 3 su facebook.
perchè disegna, può rappresentare, l'area di protezione di una coppia.
un cuoricino è importante,forse è più..per sempre di un diamante.
un cuoricino è… ci siamo noi,dentro a quel cuore. tutto quello che sta fuori non ci interessa,e anzi,se vorrà farci del male verrà ferito a morte dalla punta del cuore,quella fine ma ben appuntita che ferisce chiunque tenti di avvicinarsi a quel recinto di protezione che è l'amore.
ma se quel cuoricino non c'è,e dunque non c'è nemmeno quella affilata punta,chiunque può entrare in quel rapporto e anzi,entrando spingerà quella punta che in un non cuore è rivolta all'interno,facendo del male a chi era al centro di quel cuore perchè quel cuore,è tutto quello che ha.
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la punta del cuore.
Senza parole.
Cosa si fa quando si resta senza parole?
Dove si trovano? C’è una riserva? Esiste una riserva?
Ditemi che esiste.
Che c’è una parola buona per tutti,una parola giusta per tutti,che faccia bene o faccia male non importa,
ma ditemi che le parole,anche se si perdono,si arriva a un punto che poi,si ritrovano.
Magari saranno le parole perse da qualcun altro,o magari saranno le parole che qualcuno non è mai riuscito a dire.
Ma ditemi che esiste,un fondo di parole,per chi al fondo è arrivato,e l’energia per risalire non ce l’ha.
Una corda di parole gli sarebbe sufficienti,ma le parola,ristagnano in quel pozzo,te ne servono di nuove,asciutte,resistenti,che sappiano di vero,di forte,di duraturo,di pulito,e che non sappiano di acqua putrida che nessuno oserebbe mai bere da quel pozzo che è diventata la tua casa.
8.
PERò.. tanto detesto l’8 marzo per come l’hanno ridotto ed interpretato,tanto detesto,ebbene si,detesto,le femmine che si ammantano di femminismo snaturando il concetto di donna. anche negare le peculiarità femminili,è segno di anzianità culturale. è segno che abbiamo ancora delle catene addosso,che non riusciamo a dimenticare. e non perchè ce le abbiamo ancora,alcune catene,ma perchè ce le vogliamo sentire. per avere ancora qualcosa di semi intelligente da dire. che poi,la cosa più intelligente che ho sentito,è che non siamo tutte la farfallina di belen. ma va. e io che pensavo che gli uomini potessero crederci -_- PS piuttosto,ogni tre giorni una donna muore per mano di un uomo a lei vicino,che condivide o ha condiviso con lei le mura domestiche. parliamo di questo. e finiamola di lamentarci esclusivamente della cucina che tocca nella maggiorparte dei casi a noi. come se l’uomo dovesse lamentarsi ogni 8 marzo,per difendersi,del fatto che è lui che deve pensare ai lavori pesanti. quando impareremo a non generalizzare,il femminismo non ci servirà più. ai problemi SERI delle donne,potremo pensarci senza lo sciocco pretesto delle scollature o dei grembiuli.
Cos’hanno in comune?
Che dipendono da te,solo da te.
Se la nonna dice qualcosa che si capisce,che è anziana e perde qualche colpo,e tu quasi ti arrabbi..
nonna,com’è possibile che non hai capito? nonna,com’è possibile che hai sbagliato lato della macchina?
Poi la nonna si zittisce,si intristisce,ma tu che le vuoi bene e da tanti anni ormai le vuoi bene per davvero,non solo perchè è la tua nonna che da piccola ti regalava le figurine o ti preparava il tuo piatto preferito o ti difendeva sempre davanti alla mamma,la conosci,e sai che adesso..si aspetta che tu le sorrida,le dica che va bene,che sei tu ad esserti spiegata male,e che quello,è il lato giusto,e che con tutta quella pioggia,è normale confondersi,e poi l’abbracci,la spupazzi,le dici che le vuoi bene,molto bene,e le chiedi di farti le coccole,che oggi è una giornata grigia come quel cielo che sopra di te ti fa ombra e ti toglie la luce,e le dici che hai bisogno di lei,e se hai bisogno di lei,significa che poi..non è poi cosi anziana.
Se il bimbo fa qualcosa di sbagliato,e tu gli dici ma come,ti ho detto mille volte di non chiuderti a chiave che poi non sai aprire e devo entrare dalla finestra per aprire quella porta che tu hai chiuso solo per gioco,ma adesso mi senti,niente figurine,quelle figurine che da piccola appunto ti regalavano sempre i nonni,per una settimana,il bimbo rimane li..con gli occhi bassi finchè non ti concedi alla tenerezza che non sai fermare,ok piccolo,non preoccuparti,va bene cosi,non farlo più,ma sorridi perchè non riesco a vederti con il muso.
Ed è cosi anche per una donna innamorata. Finchè non la rassicuri,le dici che va tutto bene,che sai quello che prova,che lo provi pure tu,sotto quell’ombrello,e quella pioggia,e quel cielo cosi grigio che ti toglie la luce,e se sei con lei,anche il respiro,perchè dai,una storia d’amore merita tutta la luce del sole più giallo e luminoso del mondo,lei starà li,zitta ma accanto a te,in attesa che tu le dica qualcosa,qualunque cosa,che all’improvviso faccia smettere di piovere e lascia spazio al sole.
Futuro indicativo semplice.
Quando ti basta che tuo fratello usi il futuro indicativo semplice per farti commuovere.
Sarà. E’ come dire,è. E’ cosi,deve essere così. Sarà,così?
Ops,posto come domanda il futuro indicativo semplice perde ogni valore. Pazienza,mi rimangio il post.
Chiaro scuro.
Ieri salivo le scale per andare a infilarmi sotto le coperte ma per sbaglio ho spento la luce.
Non era la prima volta che salivo le scale al buio,buio fitto.
Eppure stavolta qualcosa è andato storto.
Il buio non era pesto,c’era una luce,immagino,romanticamente,quella della luna,e meno romanticamente,quella della piantana esterna,che creava un gioco di luce sottile,quasi impercettibile.
La luce,quella poca luce,aveva creato delle ombre. E mentre salivo le scale,temevo di sbattere,contro quelle ombre.
E mi scanzavo,evitavo,cose che non c’erano,ombre che non esistevano,ma che vedevo,per quel piccolo e inutile raggio di luce. Luce,che non sa lasciare il giusto tempo e il giusto spazio al buoi. Perchè il buio lo conosci,e se lo conosci lo eviti,o lo affronti,ma se vedi la luce..ti ci aggrappi,a quel raggio di luce,che però,anzichè illuminarti quelle scale in salita,ti confonde,ti crea al massimo delle ombre,e per evitare le ombre,inciampi,cadi,ti fai male.
Eppure non c’era niente,ma c’erano le ombre: il buio non mi avrebbe fatto mai del male. La luce fioca,si,fa più male del buio pesto,che ti ostini a non vedere,per quella scia di luna che ti è rimasta.
fai del male e pensaci;
fai del bene e scordatelo.
il bene che dai non ti tornerà più indietro.
è perso,è andato,l’hai regalato,non torna più.
devi solo augurarti che qualcuno abbia un pò di bene anche per te.
e che però,non se ne scordi.
Piccoli dettagli-G.F.-
E’ soprattutto guardare un film muto,
e provare ad alzare il volume.
Ma a volte i film muti,valgono la pena di essere…ascoltati.
Delusione.
E’ come quando ti eri illuso,e poi vieni dis-illuso. distolto dall’illusione. svegliati.
Ma delusione è altro. E’ quel senso di sentirti ridicolo. Perchè ci avevi creduto.
E’ guardare tutti quegli oggetti che avevano contribuito a illuderti e quindi,senza saperlo,a deluderti,poi.
E’ come quando ti prepari per un esame,studi,studi,studi,ti senti preparato,sei pronto,ti prenoti,ti siedi,bocciato.
E torni a casa deluso,perchè eri sicuro di passarlo,quell’esame. E ti senti ridicolo per aver programmato una cena di festeggiamento la sera stessa,sicuro che avresti avuto qualcosa da festeggiare. Si festeggia,la delusione?
E ti senti ridicolo nell’aver fatto gli schemi delle ultime cose da ripassare poco prima dell’esame.
E ti senti ridicolo perchè avevi già posato il manuale. E fatto una x sulla materia in questione.
E maledici quella penna,con cui hai fatto la x,con cui hai creduto di averlo già superato.
Guardi e ti senti ridicolo nel farlo,i vestiti che ti eri messo,convinto che saresti piaciuto.
Non ti ha deluso solo il prof. Non ti ha deluso solo la parte di te che si era illusa.
Ti ha deluso tutto ciò e chi ti ha fatto credere che sarebbe stato vero,che sarebbe andata bene.
Cosi non è andata,e tutto ciò che ti resta tra le mani,è l’incapacità a guardarti negli occhi,e ammettere che è giunta l’ora di fare i conti con la realtà. che poi,è quella che decidono gli altri,insieme a te. E gli altri,non sempre ti accontentanto. A volte,ti deludono,appunto. Allora va,prendi quel fazzolettino che non avevi portato perchè eri sicuro che non ti sarebbe servito,soffiati il naso,asciugati i lacrimoni,riapri il manulale che avevi già posato,e ricomincia da capo,da tutto ciò che avevi allontanato,pensando non ti servisse affatto.
Alla fine forse è uguale?
Parlavo. E pensavo.
Desiderare a amare,sono due cose profondamente diverse.
Ma no,non è questione di profondità del sentimento o della sensazione,
è che forse amore è un sentimento,e desiderare è una sensazione?
Ma il sentimento è una sensazione; ma allora è uguale?
Forse la differenza sta nella parola stessa? Amare il mio fidanzato.
Desidero un fidanzato. E’ diverso. Amo qualcosa che ho, desidero qualcosa che non ho.
Amo fare qualcosa,significa che lo faccio. Desidero fare qualcosa,significa che non lo faccio,non posso farlo,non l’ho mai fatto,non l’ho più fatto. Amo quello che ho,desidero ciò che non ho?
Il possesso allora,è la differenza? Amo qualcosa che ho, desidero qualcosa che non ho.
Nel desiderio non c’è possesso. Paradossale,ma sembra essere cosi.
Nell’amore c’è il possesso. Non è paradossale.
Ma quando ami qualcuno,lo possiedi,e quando desideri qualcuno,spesso,se lo desideri davvero, Desideri con la D maiuscola,allora forse desideri chi hai, o hai posseduto, e vorresti semplicemente possedere sempre.
Amare è un desiderio che non si interrompe? Desiderio è forse un amore interrotto,o mai iniziato?
Ma alla fine allora forse è uguale?
Glory days.
Non è certo la frase più conosciuta di Someone like you,di Adele,ma quelle due parole del titolo..
ci sono,dentro la canzone,che andava piano alla radio,ma io..l’ho sentita. C’era. Ed era bellissima.
errando.
Paroleparoleparoleparoleparole!
Tanto vale provare a bere l’oceano con il cucchiaino piuttosto che provare a parlare con un innamorato.
Non ricordo di chi è. So solo che ha ragione.
A Natale devi.
Avevo scritto qualcosa dal titolo.. a Natale puoi,qualche tempo fa.
Quella canzone è una bugia. A Natale non puoi un bel niente.
Fare quello che non puoi fare mai. Se non lo puoi fare mai perchè dovresti farlo proprio a Natale?
Natale non regala un bel niente. Regala solo qualche luce colorata in più tra le strade, qualche sprazzo di rosso in più tra le vetrine in festa, qualche kg in più sui fianchi e tanto,tanto panettone.
Per il resto babbo natale non esiste,e se non esiste il Babbo,non esistono nemmeno le renne,gli elfi,la casa di babbo natale,gli alberi di natale sotto cui trovare i doni del Babbo natale che non esiste,e non esistono le letterine e il panettone su cui babbo natale può lanciarsi giù perchè è morbido,e non esistono i camini e i tetti da cui babbo natale arriva nelle nostre case calde e accalorate dalla gioia del Natale,e non esistono i cappelli rossi e le barbe finte,e non esistono i nonni che si imbacuccano di rosso per far conoscere ai piccoli nipoti quel babbo che non c’è ma a cui loro hanno scritto da bravi bimbi la letterina in cui gli chiedono un pony o in alternativa..l’ultima casa di barbie,e non esistono nemmeno le tristi e infinite file nei negozi e non esiste lo spreco di cibo e non esiste… niente,non esiste. Oddio,quante cose non esisterebbero se non esistesse babbo natale. Ma se tutto questo esiste,forse che babbo natale esiste? Non so,non era nemmeno questo ciò che avevo in mente quando mentre aspettavo che il caffè fosse meno bollente ho iniziato a scrivere due righe. Volevo solo dire che non è vero che a Natale puoi. A Natale devi…. essere felice. E se non ricevi quello che speravi di trovare sotto l’albero,devi almeno essere felice di ciò che hai,di ciò che hai dato,di ciò che hai messo sotto gli alberi delle altre persone che come te sperano e credono in babbo natale,di ciò che sei,o hai scoperto di essere. A Natale lacrime o malinconia dovrebbero essere abolite. Le luci dovrebbero essere dentro di noi. Almeno una notte all’anno,almeno la notte in cui un pò tutti ci ricordiamo di babbo natale,speriamo che in qualche modo lui arrivi con la slitta anche in un isola come questa dove la neve non c’è,la notte in cui chi in babbo natale non crede,si riscopre a sorridere di quando,in babbo natale,ci credeva,e in babbo natale,aveva fiducia. Che quel pony,per quanto grande,per quanto ingombrante,per quanto rosa e con le ali,sotto l’albero,l’avrebbe trovato. Magari quel natale deve solo ancora arrivare… insieme a quel pony che sembra troppo bello per essere vero.
Quando un semaforo non c’è.

Ultimamente sono passata da un paio di strade prive di semaforo.
O meglio,il semaforo c’era,ed era spento.
Non è come quando il semaforo è semplicemente lampeggiante,che comunque hai la sensazione di dover rallentare.
No,quando un semaforo è spento,non ti viene,di fermarti. Di rallentare. Di dare la precedenza.
Ti viene solo da tirare dritto,magari pure a velocità,perchè ti senti padrone della strada,senti che quella strada non è di nessuno,e può essere tua. Tutta tua. Ma la strada è di tutti,e tu,a semaforo spento o lampeggiante,hai cmq il dovere di fermarti. Ok,di rallentare. Goditi quella strada che sembra solo tua,ma va piano. Che andrai lontano.
Se fossi un’insegnante..
..Insegnerei ai bambini a dare il giusto significato alle parole,
prima ancora che a scriverle correttamente.
Insegnerei per prima cosa che cioccolato si scrive con una c,non con due,e che anche se a volte rimarcare una lettera rende l’idea di ciò che abbiamo in mente,in realtà serve a poco: è come rimarcare un concetto urlando,non serve a niente. Spiegherei loro che non si deve urlare,ma si deve parlar piano,per avere il modo,così,di sentire anche cosa dicono gli altri. Ma ok bambini,c’è un momento giusto anche per urlare: urlate se qualcuno proprio non vi sente ed è lontano,da voi. Urlate pure per sentire il vostro eco sulla vetta di una collina o di una montagna. Ascoltarsi viene prima di ogni cosa.
Insegnerei ai piccoli alunni,ancora disciplinati,ancora legati alla mamma e ancora poco amici del loro nuovo banco,
ad accostare ad ogni pensiero che trasformano in frase,parole come..spesso,a volte,di solito,quasi sempre,quasi mai,o ancora parole come secondo me,a mio parere,io credo,può darsi che,probabilmente.
Insegnerei loro,prima ancora che a non accettare cose dagli sconosciuti,a dire sempre grazie,prego,per favore.
A usare il condizionale,quando possibile,piuttosto che voglio,o l’indicativo futuro semplice che potrebbe deludere qualcuno,in primis se stessi,qualora non dovesse avverarsi.
Insegnerei loro che l’erba voglio non esiste nemmeno nel giardino del re,come mi diceva sempre mia mamma,ma gli direi che,proprio perchè il volere è un’erba…rara,devono usarla solo per ciò che vogliono davvero: un sogno,un grande amore,una sfida da vincere.
Il dovere viene sempre prima del piacere,è vero,gli insegnerei anche questo. Ma gli insegnerei che volere,è un dovere.
E a volte coincidono: vogliate qualcosa,vogliatela con tutti voi stessi bimbi,perchè nel volere e nel desiderio imparerete a conoscere voi stessi.
Infine,insegnerei ai bambini,prima ancora che a non dire le brutte parole,a non avere brutti pensieri.
Spiegherei che non importa quanto siete bravi in matematica,in filosofia,in inglese,ma che ciò che conta,è l’uso che farete di voi stessi e delle vostre capacità fuori dalla vostra rassicurante classe.
E no,non so perchè mi sono chiesta cosa direi ai bambini se avessi una classe e io fossi la maestra.
So che insegnare mi sarebbe piaciuto,ma mi sarebbe piaciuto,solo se l’avessi potuto fare con amore.
Voglia di scrivere.
Mi è tornata la voglia di scrivere.
Ma di scrivere dilungandomi.
Mi è venuta voglia di scrivere come quando i miei pensieri correvano a cento allora e la mia mano non riusciva a stare al passo nè con la penna sul foglio bianco nè con le dita che battevano i tasti della tastiera.
Mi è venuta voglia di aggettivi,dettagli,scene che partono dal cuore e non dagli occhi.
Non voglio più raccontare ciò che vedo,voglio tornare a dire ciò che sento.
E io sento,ci sento benissimo. Ma non ho scritto più. Non come ero solita fare,non per come so scrivere io,
non come piace scrivere a me. Un flusso in piena. Così sono io. Ma poi,confrontandoti con il nuovo blog di una cara,cara amica,noti ancora di più il tuo cambiamento. Più ironica,che significa più sintetica. Ironica mi piace,sintetica no.
Ogni tanto si,ma tutti questi punti . rendono il mio pensiero poco fluido,poco libero di andare.
I punti interrompono. Ormai uso solo i punti. Fermi. Io invece sono quella dei puntini di sospensione …
che sospendevano sempre. Non sono più sospesa forse? Mi sono fermata? Ma sono prima o dopo il punto?
Non posso aver smesso di scrivere,perchè non posso aver smesso di pensare,e soprattutto,non posso non avere più voglia di scrivere. Lei è li,dentro di me. Ma non vuole uscire fuori. Le voglie sono troppo impegnative.
Non aspettarti niente.
Che arriva tutto.
E bene.
Tieni sotto controllo il cuore,e immergilo nello zucchero.
…Zia docet
ti auguro sogni brutti.
Perchè sono convinta, sulla base del niente, che il cervello produca sogni brutti,
quando nella realtà, si è tanto, tanto felici.
Come per dosare l’equilibrio tra ciò che abbiamo, e ciò che a un certo punto, potremmo non avere più.
E se qualcosa ci viene a mancare, ci viene a crollare, di notte, quando tutto è più brutto,
non ti auguro sogni belli.
Ti auguro di non dormire quella notte. Di essere ossessionata da quel pensiero,
di pensarci cosi tanto che quasi lo spezzetti, e lo mastichi, e lo fai a pezzi,
sperando, al mattino, di averlo digerito.
Che tu vivi dentro me.
Tutto o niente.
Dice la canzone.
E diceva una ragazza su facebook.
Va così tanto di moda,parlare di o bianco o nero.
Ma davvero siamo disposti solo al tutto oppure… niente?
Perchè?
Se davvero vuoi qualcosa, ti accontenti anche delle briciole. Fanno comunque parte del pane.
Ti odio. Con tutto il cuore.
Anche questo.
C’è che ci devi essere tutti i giorni, nella vita delle persone a cui vuoi bene.
Perchè se nel giorno più bello, o in quello più brutto, non potrai esserci,
beh, ci sarai stato comunque.
Un’esigenza sana.
Un volo.
Ma pur sempre al volo.
Non siamo mai contenti.
Gironzolando.
Pensavo che tutto gira.
La terra,
le ruote di una macchina,
le strade,
Ma anche il nostro corpo:
gira la testa,
c’è il gira dito,
girano le palle.
E può capitare, di sentirsi scombussolati.
Con un poco di zucchero.
Preparo il caffè per me e la mia nonna.
Una dolce abitudine che ci lega da anni.
Il profumo di caffè arriva, puntuale, anche alla mia stanza,
dove ero andata nell’attesa.
Sono impaziente, lo so.
Rientro in cucina, prendo le tazzine, lo zucchero, il cucchiaino,
prendo la caffettiera calda, inizio a versarlo quando…
una macchia nera sul fondo della tazzina di mia nonna!
Che sbadata,ho pensato, le sarà caduto qualcosa dentro…
Le dico, nonnina, ti è caduta una carta nella tazz….
no, non era distrazione. Era golosità.
La nonnina aveva messo un cioccolatino nella tazzina, perchè voleva il caffè al cioccolato.
88 anni.
Un piccolo grande insegnamento.
Dai sempre retta alle tue voglie.
Tracce.
A volte ci servono, le tracce, per realizzare che ci siamo stati per davvero,
che abbiamo lasciato il segno per davvero, che siamo stati li per davvero.
Solo se puoi lasciare una traccia, esisti.
Se no, fa niente, sei esistita solo per quell’attimo. Per te.
La valigia dell’attore.
Sono
un’amante e una sposa
,
un padre e una figlia
che… De Gregori…
..Eccoci qua
siamo venuti per poco
perché per poco si va
e il sipario è calato già
su questa vita che tanto pulita non è
e ricorda il colore di certe lenzuola
di certi hotel
che il nostro nome ce l’hanno già
e ormai nemmeno ti chiedono più
il documento d’identità
e allora eccoci, siamo qua..
abbiam lasciato soltanto un momento
la nostra vita di là..
La valigia dell’attore. Reinterpretata. Dal punto di vista della valigia.
…Quella che è fatta per essere disfatta, quella che non è fatta per rimanere,
ma è fatta per viaggiare con lui. E che ha imparato a godere anche della faticosa vita da aereoporto
pur di stare,freneticamente,distrattamente,con lui.
Ma un viaggiatore sa,che della sua valigia non può fare a meno.
Perchè arrivi al punto che non puoi,farne a meno.
E viaggeresti per sempre, pur di avere una scusa,per portarti dietro la tua valigia.
Quella stessa valigia che viene
lasciata di là
,
quella che sa,che si logorerà,da quante volte sarà sbattuta quà e là,
come fosse il corpo di una puttana.
Ma è nata valigia,anche se pensava di essere una scatola destinata all’immobilità.
Non si era accorta di avere le rotelline e di essere nata per… andare lontano.
Ma tornare sempre in una camera di hotel. Ai suoi piedi.
Anche solo per una notte,per quella notte,lei,la valigia,sarà stata lì.
Con il suo attore.
Che per fortuna,fosse solo per mestiere,ha bisogno di Lei.
E Lei,vive di questo. Per esserci al check in,per esserci sotto la sua poltrona,
per essere anche messa sotto pressione affinchè tutto ci stia dentro,e ci stia dentro tutto….
A Lei basta essere tra le sue mani,sopra il suo letto.
O anche sotto,il suo letto.
Con l’attore che la usa. E che sa,quanto vale una piccola valigia…
E se ogni cosa ha il suo posto…
..trova il posto per me…
cantavano gli Stadio nel mio ipod,stasera. Come se un posto,si potesse trovare sempre.
Scendo dal primo aereo con in mente questa canzone,corro all’imbarco,il tempo di una chiamata e di una bottiglietta d’acqua e,ancora con queste parole in mente e un pò di malumore e stanchezza addosso,incontro un vecchio amico che stava per prendere il mio stesso volo. E quasi come se avesse spiato nelle..cuffiette del mio ipod mi dice,parlando del suo lavoro,che no… la verità è che non c’è spazio per tutti.
Non c’è posto,per tutti,mi dice,quasi a voler migliorare il mio umore.
E da lì,nell’attesa di salire sull’ultimo aereo,qualche riflessione.
E’ vero,non c’è posto: non c’è posto nella vita o nel cuore di tutti;
non c’è posto per tutti nella redazione di un giornale,nè in un tribunale;
non c’è posto per tutti nemmeno per uno stage di 100 ore.
Non c’è posto per tutti quando cerchi posteggio per strada.
E nemmeno quando in una aula affollata di una facoltà cerchi il posto per sederti e seguire la lezione.
Non c’è posto in valigia,per tutto quello che volevi metterci dentro.
La sciarpona occupa troppo spazio,meglio lasciarla a casa. Se ne farà una ragione.
..Ma quel che è peggio,è che se anche hai fatto di tutto per rendere piccolo e leggero il tuo bagaglio a mano per metterlo con facilità sotto il sedile o sulla cappelliera sopra di te… alla fine… non c’è posto nemmeno per tutti i bagagli nella cappelliera,e nemmeno sotto il tuo sedile,se hai la (s)fortuna di sederti al posto n.1 e se il vicino di posto si è portato 2 trolley e un borsone.
E allora,il bagaglio senza posto,finisce tutto solo nell’armadio delle borse delle hostess e degli stuart. Eppure gli avevano garantito un posto,al mio bagaglio.
Ma no,non c’è un posto per tutto. Anche il pullmino è pieno. Non c’è posto. Devo aspettare il prossimo,per salire sull’aereo. Il finger oggi non c’è. Mi piace il finger: lì c’è posto per tutti,perchè sul finger ..si cammina. Se cammini,se scorri,se ti muovi,il posto c’è sempre. Ma un posto,è fatto per rimanere. Per restare.
..Ma no,non sempre si può rimanere. Anche se sei stanco,e chiedi solo..un posto per te. Pazienza. Al prossimo..volo..sarò più fortunata.
E in valigia ritaglierò anche il posto per lo sciarpone,e salirò per prima sul primo pullmino,e mi farò mettere al posto n.2,cosi sotto il mio sedile,è sicuro che un posticino per il mio trolley lo troverò,e al concorso in magistratura…… il posto lo troverò. devo trovarlo. voglio trovarlo. Perchè io invece voglio pensare che un posto,con un sorriso,si trova sempre. In una vita,in un’aula,in un aereo,in valigia,in un cuore,in una cappelliera,in un’aula di informatica. Anche in un’aula per gli esami per l’abilitazione in avvocatura.
…Le cavallette,anche la cavallette cattive,cosi come le ha definite un avvocato pugliese su un giornale per i suoi..colleghi avvocati,hanno diritto a un posto per sostenere un esame,caro Sign. Avvocato.
Chieda alle cavallette come stanno,prima di affermare che quel posto…non è loro.
Una valigia.
Domani devo andare via.
Ma poi torno.
Sarà cosi per due anni.
E riflettevo,mentre affondavo nella valigia il sapone per il viso,lo spazzolino,la maglietta,e tutto il resto..
accostando profumi a tessuti che nulla hanno a che fare tra loro,che andarsene non è un problema.
Se torni,e sai che troverai tutto cosi come l’avevi lasciato.
L’immutabilità è l’eternità nel cambiamento.
Finchè tutto resta cosi com’è,anche se solo io sarò fuori posto,mi va bene cosi.
Si muore un pò per poter vivere.
E’ che quando ci si siede al pc,ci si collega al proprio blog,si fa il log in e si apre la pagina per scrivere il proprio articolo..è già passato troppo del poco tempo che hai per scrivere di ciò che ti ha spinto a sederti al pc,collegarti al tuo blog,fare log in e aprire la pagina per scrivere il tuo articolo..
perchè per tradurre i pensieri in parole,serve tempo.
Per rielaborare una discussione avuta qualche ora prima,serve tempo.
Per codificare cos’è che esattamente vuoi che arrivi a questo pubblico anonimo ovvero a te stessa..
serve tempo.
E dov’è il tempo con una laurea alle porte? Dov’è il tempo con le mille cose che devi finire,o iniziare?
Il cambio di stagione da fare,una cena da improvvisare,un letto da disfare perchè..è tardi,e sai che,per quanto tu detesti dormire,ne hai bisogno. Di una notte intera di sonno. Serena. Normale. Normale.
Una notte di sonno in cui dormi e basta. Niente sogni,niente incubi,niente sveglie nel cuore della notte perchè devi fare plin plin,hai sete,non ha più sonno. Sono le 3. Devi dormire. Mi dicevo ieri in una notte come tante.
Ma come fai a dormire quando pensi che ancora devi studiarti per bene la tua tesi,organizzare la sorpresa che il tuo fidanzato si merita,pensare a cosa è giusto e cosa è sbagliato,a cosa vuoi e a che cosa hai.
Non sempre si ha ciò che si desidera. Non sempre si desidera ciò che si ha. Ma queste due situazioni una cosa in comune ce l’hanno. Quanto sei disposto a sacrificare di te o della tua vita per ciò che ami? Per ciò che vuoi? Sacrificio. Il sacrificio ti uccide,ma ti da la forza per alimentare il tuo sogno,il tuo desiderio.
E’ commovente,dice qualcuno,la pazienza che si ha nell’amare chi non ti appartiene. Tanto commovente che quasi quasi.. mi sono commossa io. A pensare che c’è chi ama davvero,senza bisogno di ricevere,ma con tanta,troppa voglia di dare. Ecco,ho elaborato quello che volevo dire. Ma ci ho messo qualche riga….
Ma ci sono arrivata,è questo quello che conta: a volte non importa chi siamo,come siamo,cosa facciamo..
conta il bisogno,che abbiamo. Di essere chi siamo,di essere come siamo,di fare quello che facciamo..
di sentirci rispettati solo per questo. Non mi ami? Pazienza. Ma ti amerò cosi tanto da farmi amare per il mio amore. E l’essere amata perchè tu mi ami,passerà in secondo piano. Ti amo cosi tanto,che posso fare a meno del mio amore. Ma non posso fare a meno di amarti. Voglio rendermi utile,coccolarti,viziarti,essere presente nei tuoi occhi,nelle tue mani,sulle tue labbra,e non perchè voglio averti fisicamente,sessualmente. No,voglio essere nelle tue parole. Nelle tue labbra,nelle tue corde vocali. Perchè quando vibreranno parlando di te,vibrerò anch’io,con te. In un altro modo. A modo mio,visto che un modo nostro,non esiste.
A volte ci innamoriamo di chi non ci ama,a volte ci innamoriamo di chi non può amarci,a volte ci innamoriamo di chi non crede nell’amore. Ma a volte capita che ci innamoriamo davvero,e scopriamo che per amare,è sufficiente amare. Non serve la mano nella mano,non serve la cena in famiglia,non serve un anello al dito.
Non serve nemmeno dirselo,per amare. Per amarsi,basta amarsi tutti e due. Ognuno a modo suo.
Ognuno come sa amare. Per amare basta avere voglia di amare. Di soffrire,di godere,di soffrire,di soffrire,di soffire,di godere. A volte per amare basta essere soli con se stessi,e dedicare all’altro tutti i propri pensieri.
Di dolcezza,di passione folle,di dolore,di bisogno,di stima. Perchè questi sentimenti arrivano….
eccome se arrivano. L’altro li conoscerà,li riconoscerà,e li amerà. E amerà noi,prima perchè lo amiamo,poi perchè..ma si,infondo ci ama anche lui. Nella vita però serve fortuna,tanta fortuna. Guai a non volerla,la fortuna. Perchè potremmo anche amare chi ci ama,ma potrebbe non bastarci,l’amore.
E allora il sacrificio tornerà. Sei disposta ad amare chi ti ama ma chi non puoi avere? Si? E’ amore. No? E’ umanità,è essere persone umane,con paure,bisogni,debolezze,fisiologiche. Aspettare una vita chi si ama e ti chiede di aspettare? E’ amore. Aspettare una vita chi ti ama ma ti dice di non aspettarlo? E’ un amore ancora più grande. Ma se non ce la fai,se non resisti,se non sei pronta a sacrificare il tuo cuore per l’amore,allora non c’è niente di male. Solo…non avrai la fortuna di soffrire,per amore,di vedere il tuo amore negli occhi dell’altro,che ti ama ancora di più sapendo quanto tu ami lui. Ma ok,non avrai questa fortuna ma ne troverai delle altre. Ti farai,anche se a malincuore,la tua strada. Non c’è niente di male,a posare qualcosa in un cassetto. A volersi medicare le ferite. Se il cuore sanguina è vivo. E,ma…si muore un pò,per poter vivere. Dicunt.
Che siamo più forti di lui.
In una vecchia copisteria,vecchia perchè esiste da tanto,
c’era un vecchietto. Che un pò come tutti i vecchietti, faceva un buon profumo,di nonno. E c’era un vecchio gatto con un fiocco rosso, che come tutti i vecchi gatti, ormai somigliava più a un cane. O a un nipotino.
Quante ne avranno passate insieme,per essere cosi uniti?
Una fusa,e il vecchietto aveva già capito tutto.
No,niente cibo. Il micio voleva stare in braccio.
Lui non voleva prenderlo. Diceva che i mici devono stare a terra e mantenere il loro tratto predominante: l’indipendenza.
Ma il micio miagolava,e il vecchietto l’adorava.
Ed eccolo li,tra le sue braccia.
Ed inizia il racconto della loro vita insieme,l’anziano signore dai capelli bianchi e il vecchi micione dal pelo grigio.
Sorrido,l’accarezzo. Non so a chi dire di godersi a vicenda.
Ma loro si stanno già godendo a vicenda.
Ogni capriccio è assecondato.
E’ una bella immagine. La porterò con me,anche adesso che in quella copisteria non devo più andarci,perchè la mia tesi è già…tra le mie braccia.
Di corsa.
Bollente.
Li vedi..
..Al volo.
Tra loro,c’è un signore con i capelli bianchi,il braccio ingessato,e in mano,un gelsomino.
Un motociclista su una moto grande e veloce,che passando davanti a una chiesa,si fa il segno della croce.
Un signore,vestito di tutto punto,che parla a una cabina telefonica. Funzionano ancora?
Li vedi,in mezzo alla gente. E sorridi.
T.T.P.
Il titolo significa: Topic Tanto Per.
…Tanto per…aspettare che Morfeo si decida a venirmi a prendere.
Piccola scena familiare,che rende l’idea sulla mia..pigrizia..
Io: Mamma,domani vado con V. e H. a mare.
Affermazione semplice. Vado a mare con due amiche.
Mia madre avrebbe potuto rispondermi..
a)Ok!
O al massimo..
b)E la tesi?
E invece ha risposto..
c) PERCHè???
3.
Non mi sono mai..
Cosmico.
Non è che con la storiella che siamo tutti speciali,
nessuno è speciale veramente?
Di prima mattina.
E capita che il primo sorriso della giornata,spesso,
lo rivolgi ad una sconosciuta persona che ti cede la precedenza all’incrocio.
Gli estranei non esistono.






![2250257451_fe335e2896[2]](http://appuntivolanti.files.wordpress.com/2010/07/2250257451_fe335e28962.jpg?w=148&h=150)

Cosi,semplicemente.
***
E’ diventato sangue
il tuo amore,é entrato in tutte le mie vene.
La tua anima é entrata nella mia.
Ho preso il coltello,
ho cercato di dire vattene a quel sangue.
Ma come immergere nella carne il coltello,
come dire all’anima va’ via?
Nahabed Kuciag
Avrei voluto..indovinarti,come tu hai indovinato me.
Non smettere.nel punto in cui ci troviamo ora ti è proibito proteggermi.E’ il nostro patto,Yair.
Questa notte ci scriviamo tutto,mano nella mano,cose vere..scrivi,scrivi tutto quello che ti salta in mente,nella mente tua e mia.
La vita è lunga,e voglio raccontare di me stessa,
raccontare quello che probabilmente nessuno mi racconterà mai:la mia storia..scrivere senza pretendere nulla. da nessuno. Scrivere solo la mia voce.
Grossman.




E’ di rugiada,
è un mondo di rugiada,
eppure,eppure.
Kobayashi Issa.
***
Impara a camminare sulla neve
senza lasciare impronte.
Proverbio turco.
***
Quando la neve si scioglie,
dove va il bianco?
Shakespeare.


..ma poi ci sono dei segreti,
ed è li che si va a nascondere la felicità..
Baricco.

Archer si chinò e lanciò un ciocco sopra la cenere ardente.
madame Olenska, tolto il mantello, si sedette su una delle sedie.Archer si appoggiò al camino e la guardò.
“adesso sorridi, ma quando mi hai scritto eri triste”, disse.
“sì”. Ellen fece una pausa: “ma dato che tu sei qui non riesco a sentirmi triste”.“non rimarrò molto”, ribatté lui, irrigidendo le labbra nello sforzo di non aggiungere altro.
“no, lo so. ma io sono incauta: vivo nell’attimo in cui sono felice”.
Edith Wharton.
Dite:
è faticoso frequentare bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi,inclinarsi,curvarsi,farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi
fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi,allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
Korkzack.
Mio carissimo ragazzo, questo e’ per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sara’ tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora piu’ divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicita’ e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiche’ la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo e’ la meta e l’ incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione.(...)Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l’ Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia cosi’ strana. Non esporti all’ Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfu’ o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita sarebbe piu’ dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed e’ forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore e’ la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sara’ avverso, coloro che non sanno cos’e’ l’amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se cio’ avverra’, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non e’ vero. Il nostro amore e’ sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, e’ perche’ la natura di quell’ amore non e’ stata compresa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi da’ coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che e’ mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci provero’ e lo faro’.(...)Sono cosi’ felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in In- ghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale.(...) Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore vegliera’ sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e piu’ amabile. Oh! aspettami! aspettami! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale.
Oscar.
Non aver paura, non muoverti, resta in silenzio, nessuno ci vedrà.
Rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto ma non eri per me, adesso sei per me,
non avvicinarti, ti prego, resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti,
non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me, la tua pelle, chiudi gli occhi e..
sono così belle le tue mani, le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere..
..Sono qui, ti posso sfiorare, è seta questa la senti?
È la seta del mio vestito, non aprire gli occhi e avrai la mia pelle avrai le mie labbra..
se non mi credi apri gli occhi signore amato mio e guardami, sono io,
chi potrà mai cancellare questo istante che accade, e questo mio corpo senza più seta..
non c’è più tempo per fuggire ne forza per resistere, doveva essere questo istante, e questo istante è,
credimi, signore amato mio, quest’istante sarà, da adesso in poi, sarà, fino alla fine…
Noi non ci vedremo più, signore.Quel che era per noi, l’abbiamo fatto, e voi lo sapete.
Credetemi: l’abbiamo fatto per sempre..
Baricco.



(...)Non posso venire da te, perché già ti sono accanto.
Tu non sei piccola, perché già sei cresciuta: sei grande e giochi con il tempo e la vita – come tutti facciamo – per il gusto di vivere.
Tu non hai compleanno, perché sei sempre vissuta; non sei mai nata, e mai morirai.
Non sei figlia di coloro che tu chiami papà e mamma, bensì loro compagna d’avventure, in viaggio alla scoperta delle cose del mondo, per capirle.
Ogni regalo che ti fa un amico è un augurio di felicità: così pure questo anello.
Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. Di tanto in tanto noi c’incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire.
Bach.