
In seguito ad una non troppo breve riflessione,che non espliciterò,
sono giunta alla conclusione che il sinonimo di FIDARSI è ACCETTARSI.
Direte.. “E che ce frega?” E infatti; è che amo perdermi in stupide riflessioni.
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Fidarsi.

..l’importante non è giocare ad armi pari,non si può avere la stessa.. mano,
a una partita a carte.
l’importante,invece,dovrebbe essere giocare a carte scoperte,
quando è possibile.
Quando non si ha nulla da dire..
..si mandano in onda certi servizi.
http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/cir-fininvest-2/cir-fininvest-2/cir-fininvest-2.html
p a t e t i c i.
Forse abbiamo paura di parlarne.
E allora,ne parliamo male,secondo me. Dell’amore.
Si,sempre lui. L’argomento che va più di moda tra.. amici,conoscenti e sconosciuti.
A volte mi annoio sapete? Specie quando avverto che poi,il sottofondo,è la..paura,di parlarne.
Ma d’altronde,l’amore si ha troppo spesso paura di viverlo,di farlo,figuriamoci di parlarne.
Sembra quasi che la gente abbia paura di.. sbagliare. E che lo nomini invano.
..Uhm..Quasi quasi uno di questi giorni mi metto a riassumere le discussioni ..tipiche.
Cos’è l’amore? Come lo riconosci?
Anna(Oxa),avresti dovuto scrivere una canzone che si intitolasse Come,nasce un amore,
non Quando. Perchè è vero che quando nasce,non è mai troppo tardi,
ma qui la gente si chiede sempre che cos’è,l’amore.
Che differenza c’è con il coinvolgimento e con l’innamoramento,cosa lo separa dall’abitudine.
Qualcuno dice che amore,è l’amore che arriva fino ad amare i difetti dell’altro.
Qualcuno dice che amore,è passione,è ossessione.
Credo di più a Joe(Black)piuttosto che al cognato.
C’è anche chi dice che amore sia quello che resta della passione.
Caro Capitano(Corelli),mi sa che un pò di ragione ce l’hai anche tu.
Ma vabbè,a furia di citazioni potremmo far notte.
Ma alla fine… chi può dire questo… amore,che cos’è?
Jaques(Prevèrt) probabilmente ha fatto meglio di altri. Ha descritto quello che.. vedeva.
Punto. E l’ha chiamato amore.
Gino(Paoli)invece usa il futuro,lo chiamerà,amore,ma con una paura matta di consumarla,
questa parola. Ma no,la parola amore,non si consuma mai.
Siamo noi che la logoriamo a furia di parlarne,senza vivercela.
Trattati,canzoni,dipininti,tutti hanno la presunzione di definirlo,incastonarlo
tra le righe di un libro,cristallizzarlo tra i colori di una tela,
o intrappolarlo..tra le note di un pentagramma.
E quando se ne parla,lo si fa o con troppa cautela,o con troppa presunzione.
Dite,diciamo,quello che vogliamo,sull’amore. L’avremo scambiato per qualcos’altro?
L’avremo scambiato per affetto,o al contrario,per coinvolgimento?
E chi se ne frega,è cosi importante chiamarlo per nome?
Non è un bambino,che quando nasce,ha bisogno di un nome,per identificarsi e distinguersi tra tutti.
Di amore ce n’è uno,non ha bisogno di..nomi. Di amore ce n’è uno,si,ma ha tutti i volti e le forme del mondo.
Ha il volto di una coppia che cena a lume di candela,ha l’espressione di chi si perde tra le lenzuola,
ha la voce di chi insieme si diverte,ha il sapore di un bacio appassionato,o di un bacio a fior di labbra.
E no,non ha bisogno di un..nome,perchè non siamo noi a doverlo chiamare,è lui che chiama noi.
E noi dobbiamo rispondere,punto. E’ il cuore che ce lo dice. Ma il cuore non parla,il cuore batte.
E il suo..bum bum,non lo puoi tradurre in parole. Quindi smettiamo di parlarne,dell’amore.
Viviamocelo,coscienti che il vero amore non è quello che dura per sempre,o quello necessariamente perfetto.
Amore è una spinta vitale. E’ una carica,ma anche una sicurezza. E’ un imput a restare,o a mollare tutto e partire. E’ tutto,quindi qualsiasi cosa diremo,non sbaglieremo. E se qualcuno,provocatoriamente o per insicurezza,vi chiede di spiegargli cos’è,secondo voi,l’amore, fate come Gino Paoli,si,chiamatelo con il nome di chi vi sta accanto,o di chi vorreste accanto. E’ tutto li. E nessuno,vi potrà dire che la risposta è..sbagliata.
Non ci sono risposte,sbagliate,ci sono domande,sbagliate,in questo senso.
E se qualcuno vi chiede cos’è l’amore,voi avete tutto il diritto di rispondere ciò che vi passa per quel posto chiamato cuore.
Ok,scusate la..mielosità. Volevo essere ironica,e sono scaduta nello..zucchero. Abbondante.
Ho in me.

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d’essere niente.
A parte questo,
ho in me tutti i sogni
del mondo
(F.Pessoa)
Baaria.
Bagheria. Palermo. Sicilia. Ma Tornatore contestualizza il tutto anche in un ambiente più ampio.
Girando intorno al tema del comunismo,e del partito. Ma prima si era parlato di guerra mondiale,e di fascismo.
Di cosa parla il film? Racconta questa realtà negli anni.. dalla guerra mondiale fino a dare una sbirciatina anche all’oggi.
E lo racconta con gli occhi di due famiglie in particolare,famiglie che poi si.. incontreranno con l’amore di Peppino e di Mannina.
Ma non è questo il punto del film. La loro storia è solo un..pretesto per dare spunto al..resto del film.
Per contestualizzare meglio Peppino probabilmente. Si,se volessimo trovare un protagonista.. direi che è lui.
Ma il film è in realtà,come ho letto da qualche parte,un.. affresco collettivo. Non si poteva descrivere in maniera migliore il film,se non con queste parole. Collettivo perchè il riferimento è un ambiente intero. E’ la gente,è Bagheria,è semplicemente “Beppe Fiorello” che scambia i dollari e che nel film dice,sempre,la stessa battuta,sempre dallo stesso punto.
Ed è un affresco,perchè dal punto di vista.. sceneggiatura,è d arte,che si parla. Meraviglioso.
Anzi,se un film regge per quasi 3 ore,basandosi su un protagonista collettivo,deve avere qualcosa di profondamente bello.
E qui direi che sono i rumori del film,è una Sicilia chiassosa che traspare,sono i colori,molto tenui,sono i paesaggi,è la fotografia,è la regia,è la sceneggiatura,appunto. Sono quelle strade,sono gli animali,sono quelle case,quegli abiti,quel linguaggio(al nord è stato doppiato in italiano credo,e meno male,perchè io ho perso un sacco di parole nel film.. ma ho apprezzato la musicalità del dialetto,e ne sono rimasta stupita..)..
Insomma,direi che Tornatore ha fatto un bellissimo lavoro. Senza contare che,il fatto che ci fossero cosi tanti personaggi,tiene sicuramente attento lo spettatore. Sulla storia invece non mi.. pronuncio.
La storia di Peppino e Mannina c’è,ok,ma non fa da..protagonista,quanto piuttosto da.. spunto e “tessuto” del resto del film.
Il partito comunista si sente molto,cosi come la politica,l’istruzione,il modus vivendi di allora(che non so fino a che punto è..inventato e .. “romanzato”..).. insomma,la società è la protagonista. la sceneggiatura,è la coprotagonista.
Molto particolare la conclusione….. e qualche… giochetto di regia. Quando un personaggio.. cresce,ecco,Tornatore lo rende in maniera davvero molto molto carina,quasi non te ne accorgi,che la bambina,è diventata donna,che il bambino,è diventato uomo. Bravo Tornatore,anche se,a voler essere sinceri anche se con.. “umiltà”,visto che stiamo parlando di un grandissimo regista,mi aspettavo qualcosa di più coinvolgente,anche come colonna sonora,non saprei spiegarlo diversamente. In ogni caso,un pò per.. principio,lo consiglio!
Malinconia d’ottobre.
Adesso chiedo al cane.
Dalla.

SMS.
Commedia allegra,carina e ben riuscita. E il cast azzeccato.
La consiglio per 90 minuti di piacevole leggerezza!
Lodo.
Non scrivo più molto di attualità,mea culpa,ma sono sempre.. attentissima.
http://www.repubblica.it/2009/10/dirette/sezioni/politica/alfano-lodo/lodo-alfano-7ott/index.html
Ricordi di un vicolo cieco.
Banana Yoshimoto,autrice giapponese molto apprezzata anche in occidente,
scrive alla fine del libro che questo,è il romanzo a cui tiene di più.
A fine lettura ho pensato che se questo è quello che sostanzialmente preferisce,
allora gli altri come saranno?
Si perchè sinceramente,dopo aver letto belle recensioni,
speravo di leggere anche un bel libro.
A me.. non è piaciuta per niente:
le 5 storie raccontate in questo libro,sono,secondo me,
fondamentalmente banali,poco interessanti,nella maggior parte dei casi prive di una…
introduzionesvolgimentoconclusione,spesso sembrano lasciate a metà,
perchè,per l’autrice,probabilmente l’intenzione non era quella di raccontare delle belle storie,
ma piuttosto quella di raccontare bei sentimenti,in senso ampio.
Io però questi “sentimenti” proprio non li ho visti,anzi,il libro non mi ha lasciato niente,
nè dal punto di vista “emotivo” nè dal punto di vista semplicemente narrativo.
Insomma,giudizio negativo.
Cosi,semplicemente.
***
(…) Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare.Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. Non scriva poesie d’amore; eviti dapprima quelle forme che sono troppo correnti e comuni: sono le più difficili, poiché serve una forza grande e già matura per dare un proprio contributo dove sono in abbondanza tradizioni buone e in parte ottime. Perciò rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque; descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, per esprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo. Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri. E se anche si trovasse in una prigione; le cui pareti non lasciassero trapelare ai suoi sensi i rumori del mondo, non le, rimarrebbe forse la sua infanzia, quella ricchezza squisita, regale, quello scrigno di ricordi? Rivolga lì la sua attenzione. Cerchi di far emergere le sensazioni sommerse di quell’ampio passato; la sua personalità si rinsalderà, la sua solitudine si farà più ampia e diverrà una casa al crepuscolo, chiusa al lontano rumore degli altri. E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi. Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso, una scheggia e un suono della sua vita. Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità. È questa natura della sua origine a giudicarla: altro non v’è. E dunque, egregio signore, non avevo da darle altro consiglio che questo: guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla. Si vedrà forse che è chiamato a essere artista. Allora prenda su di sé la sorte, e la sopporti, ne porti il peso e la grandezza, senza mai ambire al premio che può venire dall’esterno. Poiché chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.
Forse, però, anche dopo questa discesa nel suo intimo e nella sua solitudine, dovrà rinunciare a diventare un poeta (basta, come dicevo, sentire che senza scrivere si potrebbe vivere, perché non sia concesso). Ma anche allora, l’introversione che le chiedo non sarà stata vana. La sua vita in ogni caso troverà, da quel momento, proprie vie; e che possano essere buone, ricche e ampie, questo io le auguro più di quanto sappia dire.
(…)
Rainer Maria Rilke.
Avrei voluto..indovinarti,come tu hai indovinato me.
Non smettere.nel punto in cui ci troviamo ora ti è proibito proteggermi.E’ il nostro patto,Yair.
Questa notte ci scriviamo tutto,mano nella mano,cose vere..scrivi,scrivi tutto quello che ti salta in mente,nella mente tua e mia.
La vita è lunga,e voglio raccontare di me stessa,
raccontare quello che probabilmente nessuno mi racconterà mai:la mia storia..scrivere senza pretendere nulla. da nessuno. Scrivere solo la mia voce.
Grossman.




E’ di rugiada,
è un mondo di rugiada,
eppure,eppure.
Kobayashi Issa.
***
Impara a camminare sulla neve
senza lasciare impronte.
Proverbio turco.
***
Quando la neve si scioglie,
dove va il bianco?
Shakespeare.


..ma poi ci sono dei segreti,
ed è li che si va a nascondere la felicità..
Baricco.

Archer si chinò e lanciò un ciocco sopra la cenere ardente.
madame Olenska, tolto il mantello, si sedette su una delle sedie.Archer si appoggiò al camino e la guardò.
“adesso sorridi, ma quando mi hai scritto eri triste”, disse.
“sì”. Ellen fece una pausa: “ma dato che tu sei qui non riesco a sentirmi triste”.“non rimarrò molto”, ribatté lui, irrigidendo le labbra nello sforzo di non aggiungere altro.
“no, lo so. ma io sono incauta: vivo nell’attimo in cui sono felice”.
Edith Wharton.
Dite:
è faticoso frequentare bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi,inclinarsi,curvarsi,farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi
fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi,allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
Korkzack.
Mio carissimo ragazzo, questo e’ per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sara’ tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora piu’ divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicita’ e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiche’ la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo e’ la meta e l’ incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione.(...)Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l’ Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia cosi’ strana. Non esporti all’ Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfu’ o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita sarebbe piu’ dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed e’ forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore e’ la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sara’ avverso, coloro che non sanno cos’e’ l’amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se cio’ avverra’, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non e’ vero. Il nostro amore e’ sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, e’ perche’ la natura di quell’ amore non e’ stata compresa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi da’ coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che e’ mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci provero’ e lo faro’.(...)Sono cosi’ felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in In- ghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale.(...) Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore vegliera’ sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e piu’ amabile. Oh! aspettami! aspettami! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale.
Oscar.
Non aver paura, non muoverti, resta in silenzio, nessuno ci vedrà.
Rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto ma non eri per me, adesso sei per me,
non avvicinarti, ti prego, resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti,
non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me, la tua pelle, chiudi gli occhi e..
sono così belle le tue mani, le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere..
..Sono qui, ti posso sfiorare, è seta questa la senti?
È la seta del mio vestito, non aprire gli occhi e avrai la mia pelle avrai le mie labbra..
se non mi credi apri gli occhi signore amato mio e guardami, sono io,
chi potrà mai cancellare questo istante che accade, e questo mio corpo senza più seta..
non c’è più tempo per fuggire ne forza per resistere, doveva essere questo istante, e questo istante è,
credimi, signore amato mio, quest’istante sarà, da adesso in poi, sarà, fino alla fine…
Noi non ci vedremo più, signore.Quel che era per noi, l’abbiamo fatto, e voi lo sapete.
Credetemi: l’abbiamo fatto per sempre..
Baricco.



(...)Non posso venire da te, perché già ti sono accanto.
Tu non sei piccola, perché già sei cresciuta: sei grande e giochi con il tempo e la vita – come tutti facciamo – per il gusto di vivere.
Tu non hai compleanno, perché sei sempre vissuta; non sei mai nata, e mai morirai.
Non sei figlia di coloro che tu chiami papà e mamma, bensì loro compagna d’avventure, in viaggio alla scoperta delle cose del mondo, per capirle.
Ogni regalo che ti fa un amico è un augurio di felicità: così pure questo anello.
Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. Di tanto in tanto noi c’incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire.
Bach.